Tassazione fondi comuni, sicav e gestioni e normativa FATCA


La riforma della tassazione delle rendite finanziarie in vigore dal 1° luglio 2014

Il Decreto Legge 24 aprile 2014 n. 66, articolo 3, ha disposto l’aumento dal 20% al 26% dell’aliquota di tassazione delle rendite finanziarie a valere dal 1° luglio 2014. In particolare dal 1° luglio 2014, aliquota del 20%, in vigore dall’1° gennaio 2012, applicata sui proventi di natura finanziaria, sia redditi di capitale (interessi, dividendi, proventi da fondi comuni, da pronti contro termine e da polizze assicurative, ecc.) sia redditi diversi di natura finanziaria (capital gain su azioni, obbligazioni e altri titoli, da contratti derivati) è aumentata al 26%.

La tassazione dei redditi, sia di capitale che diversi, derivanti da investimenti in titoli dello Stato italiano ed equiparati (titoli emessi da organismi internazionali e i buoni fruttiferi postali) e titoli di Stati esteri appartenenti alla c.d. “white list” (paesi collaborativi con lo Stato italiano) rimane invariata al 12,5%.

Gestioni individuali in regime gestito (art. 7 DLgs. n. 461/1997)

Per le gestioni individuali di portafoglio l’aliquota del 26% si applica sui risultati maturati a decorrere dall’1° luglio 2014. Sui risultati maturati nel periodo dal 1° gennaio 2014 al 30 giugno 2014 si applica l’imposta sostitutiva nella misura del 20%, da versarsi entro gli usuali termini di legge. Rimane invariato il meccanismo di determinazione della base imponibile per tener conto dei redditi generati da titoli di stato italiano, di paesi c.d. “white list” e dei titoli equiparati, assoggettati ad aliquota agevolata (12,5%).


Per le gestioni patrimoniali, al pari di quanto già avvenuto nel caso del precedente cambio delle aliquote del 1° gennaio 2012, all’investitore non è richiesto l’esercizio di alcuna scelta.
Alla data del 1° luglio 2014 gli eventuali risultati negativi pregressi (compreso quindi quello eventualmente maturato al 30 giugno 2014) sono utilizzabili in compensazione:

  • per una quota pari al 48,08% del loro ammontare se rilevati fino al 31 dicembre 2011;
  • per una quota pari al 76,92% del loro ammontare se rilevati nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2012 e il 30 giugno 2014.


Restano invariati i termini temporali di utilizzo delle minusvalenze.


Fondi comuni di diritto italiano e Sicav

Le modalità di attuazione della nuova riforma delle aliquote differiscono sensibilmente da quelle della precedente riforma del 1° gennaio 2012, per quanto concerne i proventi di fondi comuni e sicav derivanti da riscatto, reintestazione, switch in altro comparto di quote/azioni. Infatti, l’investitore non deve esercitare alcuna opzione (c.d. “affrancamento”) in quanto è stato previsto un meccanismo di tassazione secondo un criterio di maturazione.

In sostanza la SGR (o il Soggetto Incaricato dei Pagamenti nel caso delle azioni di Sicav) deve applicare la ritenuta, al momento del realizzo del provento, con l’aliquota pari al 20% sui proventi maturati fino al 30 giugno 2014 e riferiti a quote/azioni possedute a tale data, e con l’aliquota pari al 26% sui proventi maturati successivamente. I proventi derivanti da fondi comuni e sicav sono pertanto esclusi dalla procedura c.d. “di affrancamento” che caratterizza invece gli altri strumenti finanziari. Invece le minusvalenze realizzate dopo il 30 giugno 2014, sia maturate precedentemente al 1° luglio 2014 che successivamente, sono, ai fini fiscali, sempre rilevanti all’aliquota del 26%.

I proventi derivanti dalla distribuzione periodica di cedole e/o dividendi sono tassati in funzione dell’aliquota in vigore al momento della data di messa in pagamento degli stessi (20% fino al 30 giugno 2014, 26% successivamente).

Anche per fondi e sicav restano invariati i meccanismi di determinazione della base imponibile al fine di tener conto dei redditi generati da titoli di stato italiano, di paesi c.d. “white list” e dei titoli equiparati, assoggettati ad aliquota agevolata (12,5%).


La riforma della tassazione dei fondi comuni in vigore dal 1° luglio 2011: principali novità per l’investitore

Il DL n. 225/2010 convertito in Legge n. 10/2011 introduce importanti novità nella tassazione dei proventi rivenienti dai fondi comuni di investimento di diritto italiano, finalizzate a equiparare il loro trattamento fiscale a quanto già previsto per i fondi esteri.

Di seguito riassumiamo i principali aspetti evidenziando che nessun particolare adempimento è richiesto all'investitore per gli strumenti finanziari di specie posseduti al 30/06/2011.

Fondi comuni di investimento e Sicav di diritto italiano ed ex lussemburghesi storici

Per i redditi di capitale conseguiti dall’investitore al di fuori del reddito d’impresa, dal 1° luglio 2011 si è passati dal regime fiscale basato sulla tassazione del risultato di gestione “maturato” effettuata direttamente in capo al fondo a un regime in cui la tassazione viene invece effettuata direttamente in capo all’investitore, al momento del “realizzo” mediante una ritenuta alla fonte, di norma a cura della SGR, operata a titolo definitivo.

La ritenuta è applicata sui redditi di capitale realizzati in caso di:

  • distribuzione di proventi (cedole);
  • riscatto totale o parziale delle quote;
  • passaggio (switch) da un fondo a un altro;
  • cessione delle quote;
  • trasferimento delle quote a soggetti diversi dai sottoscrittori originari (in quanto operazione assimilata alla cessione).


Nei predetti casi il reddito di capitale soggetto a ritenuta è costituito dai proventi distribuiti ovvero dall’incremento di valore delle quote rispetto a quello di sottoscrizione (c.d. “delta NAV" - Net Asset Value, valore netto della quota del fondo). Nel caso di quote sottoscritte in più tranche, il costo di partenza è costituito dalla media ponderata dei valori delle quote alle rispettive date di sottoscrizione (NAV medio di sottoscrizione). In base alla normativa di passaggio al nuovo regime fiscale, le quote possedute al 30/6/2011 hanno assunto come valore di partenza il NAV ufficiale a tale data, calcolato dalla SGR.

Qualora dalle predette operazioni si conseguano perdite (c.d. “delta NAV” negativo) l’investitore privato realizza delle minusvalenze da trattare secondo le regole dei redditi diversi di natura finanziaria, pertanto utilizzabili in compensazione di eventuali plusvalenze realizzate nei 4 anni successivi, secondo le consuete regole previste dai cosiddetti regimi della dichiarazione, del “risparmio amministrato” o del “risparmio gestito” (v. art. 5, 6 e 7 del Dlgs 461/97) in base alle scelte effettuate.

A tale ultimo fine si evidenzia che per l’investimento negli strumenti finanziari in esame (sia italiani sia esteri) trova automatica applicazione il cosiddetto regime del “risparmio amministrato” di cui all’art. 6 del Dlgs 461/97, a meno che non vi sia un’espressa revoca dell’investitore che, dalla successiva operazione si troverà pertanto a operare nel cosiddetto “regime dichiarativo” in cui tutti gli oneri/adempimenti fiscali connessi ai redditi diversi di natura finanziaria (v. plusvalenze e minusvalenze) sono a suo totale ed esclusivo carico.

Per le quote/azioni detenute nell’ambito di un’impresa commerciale, a esclusione delle imprese di assicurazione, limitatamente agli investimenti della polizza di ramo III, è stata abrogata la norma speciale che prevedeva la tassazione nel reddito d’impresa dei proventi solo al momento della percezione. Pertanto, dal 1° luglio 2011, i proventi di specie sono assoggettati a una ritenuta a titolo di acconto e tassati dalle imprese secondo le regole ordinarie stabilite dal Testo Unico delle Imposte sui redditi. Particolari disposizioni di ordine transitorio sono previste per le quote/azioni possedute alla data del 30/6/2011.


Fondi comuni di investimento e Sicav di diritto estero

Per i redditi di capitale conseguiti dall’investitore al di fuori del reddito d’impresa, sempre a partire dal 1° luglio 2011, su fondi e Sicav estere non armonizzati aventi le caratteristiche sotto specificate, è stato esteso il regime fiscale dei fondi esteri armonizzati UE; si è passati pertanto da un regime di tassazione ad aliquota ordinaria a un regime di maggior favore consistente in una ritenuta alla fonte a titolo definitivo.

L’estensione in parola riguarda i fondi e Sicav di diritto estero non armonizzati:

istituiti negli Stati dell’Unione Europea e negli Stati aderenti all’accordo sullo spazio economico europeo che ammettono lo scambio d’informazioni;
assoggettati a forme di vigilanza nei loro paesi di istituzione.
Con riferimento generale alla tassazione dei redditi rivenienti dai fondi e Sicav estere, evidenziamo inoltre che altre disposizioni normative in itinere comportano che anche l’operazione di passaggio tra comparti di uno stesso fondo (switch interno) sia equiparata dal punto di vista fiscale a un rimborso, dando quindi origine a un reddito da capitale (in caso di “delta NAV” positivo) o a un reddito diverso (in caso di “delta NAV” negativo).

A tale ultimo proposito rammentiamo che anche ai redditi diversi di natura finanziaria (plusvalenze, minusvalenze) realizzati dal 1° luglio 2011 su fondi e Sicav esteri trova automatica applicazione il regime del “risparmio amministrato” di cui all’art. 6 del Dlgs 461/97, salvo espressa revoca dell’interessato con effetto dalla successiva operazione.


Normativa FATCA

Con Legge del 18 marzo 2010 il Senato USA ha introdotto il capitolo 4 al Codice Federale d’Imposta statunitense comunemente noto come Foreign Account Tax Compliance Act – FATCA. Detta normativa, integrata con i regolamenti del Dipartimento del Tesoro USA (c.d. “Final Regulations” del 17 gennaio 2013, aggiornate da ultimo il 6 marzo 2014), è stata recepita in Italia mediante la stipula dell’Accordo Intergovernativo del 10 gennaio 2014. Tale normativa, in vigore in Italia dal 1° luglio 2014, è finalizzata a contrastare l’evasione delle imposte USA da parte di soggetti statunitensi che detengono rapporti presso istituzioni finanziarie non statunitensi, imponendo, in capo agli intermediari finanziari non statunitensi, specifici criteri di identificazione della clientela nonché obblighi di comunicazione di informazioni all’Erario USA. In tale contesto UBI Pramerica SGR e il Gruppo UBI Banca hanno posto in essere le necessarie attività di implementazione della normativa in parola, onde poter acquisire lo status FATCA compliant.

Approfondimenti

Decreto Legge Milleproroghe

Dlgs 461/97

Circolare Agenzia delle Entrate